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VERSO UNO STILE COMUNE

 Lettera di fra Alessandro di Madonna Povertà, frate di Maria,

Servo generale della Famiglia Mariana “Le Cinque Pietre”

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Macanàim della Provvidenza, 12 dicembre 2020

Madonna di Guadalupe

 

«Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,

anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero

e ti benediciamo, perché con la tua santa croce

hai redento il mondo

(San Francesco d’Assisi, nostro santo protettore)

 

UN PO’ DI STORIA

Sento di dover iniziare con un particolare ringraziamento alla Terza Persona della SS. Trinità per la crescita che ci è stata negli ultimi anni della comprensione del carisma dato alla Famiglia Mariana Le Cinque Pietre.

Per evitare equivoci futuri è importante spiegare con semplicità e chiarezza la distinzione che c’è tra il carisma di fondazione e il carisma condiviso con i membri della Famiglia.

Il carisma fondazionale è il dono che lo Spirito Santo ha fatto a padre Giovanni dell’Immacolata in un momento storico preciso.

Altra cosa è il “dono” (o carisma) condiviso, vissuto con i primi fratelli e sorelle, altra cosa ancora è lo sviluppo che il carisma ha avuto in questi anni, incarnandosi nelle varie vite e nei vari contesti socio-culturali.

Il carisma infondo è sempre lo stesso, cambia la chiarezza e il modo di esprimerlo.

Il 22 maggio del 1999 padre Giovanni dell’Immacolata ha lasciato il movimento GAM (Gioventù Ardente Mariana) per recarsi a Reino, un piccolo paese della provincia di Benevento, e iniziare un tempo di discernimento. Padre Giovanni ha sentito nel cuore che il Signore Gesù lo stava chiamando a qualcosa di nuovo; non ha lasciato il GAM con un progetto ben preciso, un nome da dare al futuro istituto religioso, e neanche si poneva di definirne il carisma… gli interessava solo fare quel che Gesù gli domandava in quel momento. Padre Giovanni ha obbedito all’ispirazione dello Spirito abbandonandosi a un progetto che non conosceva e per questo oggi si merita il titolo di «padre».

Seguendo la tradizione francescana, i fratelli sacerdoti della nostra Famiglia conservano il titolo di «fratello», l’unica eccezione l’abbiamo voluta per padre Giovanni, in quanto padre di Famiglia.

Riprendendo il discorso, padre Giovanni è arrivato a Reino perché aveva affidato l’ispirazione a mons. Serafino Sprovieri, arcivescovo di Benevento, che conosceva in quanto grande amico del movimento GAM e forse, proprio a motivo di questa amicizia, padre Giovanni non otterrà il riconoscimento diocesano nella chiesa beneventana.  

Quegli anni sono comunque serviti a pregare, a sperimentare, a imparare dagli errori, e soprattutto a riconoscere l’origine divina di un’opera che se fosse stata umana, sarebbe finita alle prime difficoltà.

Ma solo il 29 novembre 2003, un evento ben impresso nella memoria dei primi fratelli, ha portato una nuova effusione di Spirito Santo, facendo chiarezza sull’identità carismatica. Per tale ragione abbiamo scelto questa data come la «data di fondazione» della nostra Famiglia.

Non avevamo ancora avuto il primo riconoscimento, eravamo ancora in experimentum ma, da quel giorno abbiamo compreso che, se pur il riconoscimento ecclesiale è importante perché la Chiesa è interprete dei nuovi carismi e forme di vita consacrata, Dio aveva fatto depositare nei nostri cuori dalla Madre dei poveri una pietra, segno del nostro contributo all’interno della Famiglia.

Abbiamo sin da allora compreso che il nostro fine non è l’approvazione ma il vivere come veri figli della luce, discepoli dell’unico Dio nella società odierna.

Gli anni di intensa preghiera e di apostolato ci hanno fatto progressivamente crescere nella coscienza e conoscenza del progetto di Dio Padre. Successivamente grazie allo studio di alcuni membri della Famiglia si è potuto strutturare meglio la formazione iniziale e permanente, e lavorare sulla definizione dell’identità, carisma e missione.

In aggiunta a questo, si sta ben definendo lo stile dei frati e delle suore di Maria, che da solo è capace di esprimere il carisma della Famiglia e le spiritualità (francescana e carmelitana) che la sostengono.

 

PRESENTAZIONE

In poche righe vi prospetto il motivo della mia lettera «verso uno stile comune».

Già l’intestazione è un dito puntato sull’obiettivo che voglio insieme a voi raggiungere: lo stesso stile nei macanàim presenti e futuri.

Non si tratta di voler fare dei “parti gemellari” di macanàim, bensì permettere a tutti i frati e suore di Maria respirare il carisma con qualsiasi fratello/sorella e di sentirsi a casa ovunque.  

La presente lettera è stata scritta con più mani, ho voluto cioè chiedere il supporto dei professi perpetui, confidando nella loro maturità carismatica.

Ho personalmente preparato il percorso da seguire, ho proposto alcune idee e chiesto ad ognuno di avanzarne altre.

È stato un lavoro appassionante, che mi ha ancora una volta concesso di appurare l’ardore per la Famiglia che abita il cuore di tutti, il desiderio di camminare insieme per andare nella medesima direzione, e l’azione precorsa dello Spirito Santo.

Alcune idee non ho potuto prenderle in considerazione o perché inadatte o perché non siamo ancora pronti; infatti ne ho conservate alcune che ci serviranno in futuro.

In alcuni casi ho cambiato la forma per rendere più fluida la lettura e per evitare equivoci.

Ringrazio ciascuno per il valido contributo.

 

STILE DEL MACANÀIM

È da precisare che non tutti gli Istituti di vita consacrata hanno uno stile comune in tutte le case, infatti capita di vedere una casa bella e accogliente e un’altra (della stessa congregazione) meno bella e trascurata. Il consacrato che viene trasferito da una casa all’altra può avere la difficoltà a riconoscerla come casa propria e a soffrire un certo disagio.

Mi è capitato più volte di visitare insieme alla fraternità dei conventi francescani umbri e toscani e riconoscerne lo stile dei frati francescani di un tempo.

I certosini, i trappisti hanno il loro stile che comunica la vita austera, di solitudine e preghiera che hanno scelto.

Credo che anche i nostri macanàim devono avere uno stile comune che esprima la spiritualità alta che ci è stato chiesto di raggiungere.

Persino le mura delle nostre case devono saper parlare di noi e spandere il profumo della nostra preghiera.

Già con il Caritas sine modo (la Regola di vita) ci siamo impegnati nella cura dei macanàim per renderli sempre più accoglienti, in aggiunta a questo propongo uno «stile di povertà e semplicità» tipico dei francescani e carmelitani del passato, uno stile che sappia riverberare la divina bellezza anche attraverso i rattoppi di un abito povero come quello della Madre dei poveri; uno stile che sappia manifestare anche nella pietra e nel legno una meravigliosa opera d’arte.

Quando si entra in una chiesa ben affrescata, si rimane ammirati e ci si gira intorno alla ricerca di altri quadri da guardare; eppure una chiesa povera dal punto di vista artistico, aiuta meglio a fissare i piccoli particolari, che pure esprimono il sacro. Ecco, penso a uno stile capace di far cogliere i piccoli particolari.

 

a) Stile del materiale edile

I nostri macanàim avranno sempre bisogno di una manutenzione, di lavori che li renderanno più vivibili, accoglienti e attrattivi. Penso perciò alla necessità di stabilire lo stile del materiale edile.

Propongo il cotto, il legno, il finto legno, parchet, finto parchet, la pietra, ogni tipo di materiale che richiami la semplicità francescana e carmelitana.

In base alle vostre proposte

Il materiale che verrà usato dovrà esprimere sempre la semplicità e la sobrietà, per portare avanti il messaggio evangelico di povertà della Madre dei Poveri. Si cercherà di evitare l’uso di qualsiasi materiale che inquina l’ambiente e danneggia la salute.

I fratelli e sorelle che apriranno un nuovo macanàim faranno attenzione a non buttare ciò che troveranno, perché potrebbero essere oggetti di valore da custodire o da utilizzare in altro modo.  

Si cercherà di mantenere uno stesso stile nel refettorio, come ad esempio dal modo di apparecchiare la tavola; è stato proposto che in ogni macanàim le tovaglie vengano utilizzate nelle domeniche e nelle feste, mentre negli altri giorni tovagliette in stoffa o altri materiali, sempre secondo lo stile povero e semplice. Il tavolo si lascerà spoglio per far risaltare la semplicità del legno; nel caso in cui non fosse possibile lasciarlo spoglio, scegliere un copritavolo semplice, magari in attesa di rendere il tavolo idoneo o col tempo di sostituirlo.

Anche nell’apparecchiatura tutto pian piano potrebbe arrivare ad essere secondo lo stesso stile, dai tovaglioli e portatovaglioli cuciti e ricamati dalle sorelle, alle brocche/bottiglie, piatti, ecc.

Stile semplice e povero nell’arredo, nella scelta delle tende, copridivani, centrini; uno stile che mostri la bellezza della vita consacrata.

Stile semplice e povero anche per quanto riguarda le stanze dell’accoglienza. Anche in queste stanze non ci siano oggetti in contrasto con il nostro stile (es. le abatjour e gli oggetti devozionali).

Si possono rivestire gli oggetti con la corda in juta o altro materiale semplice.

Avere nei macanàim la foto di Tiziana con l’aggiunta di una piccola spiegazione sulla sua offerta a favore della comunità.

 

b) Stile oasi

Lo stile oasi sarebbe lo stile nel curare i giardini, l’orto, gli animali, in modo che il macanàim venga riconosciuto come oasi nella diocesi e susciti nei sacerdoti, consacrati e laici il desiderio di ritirarsi per qualche giorno nel macanàim per la preghiera e la meditazione della parola di Dio.

Propongo la piantagione di alberi, tra cui ulivi (ricordo che è stato deciso di piantare uno o più ulivi all’apertura di un nuovo macanàim), alberi per ricavarne la legna per il fuoco (es. alberi di acacia che crescono rapidamente) e piante colorate che suscitano stupore e favoriscono la contemplazione.

Leggendo Isaia sono stato colpito dalla promessa di Dio: «Pianterò cedri nel deserto […]» (Is 41,19), e viene riportato tutto un elenco di alberi che si potrebbero piantare nei terreni dei nostri macanàim: cedri, acacie, mirti e ulivi, poi ancora cipressi, olmi e abeti.

Infine animali graziosi che non rompono la pace e il silenzio.

Lo stile oasi dovrà ricordare che il macanàim è luogo di formazione e contemplazione.

In base alle vostre proposte

Si può pensare alla realizzazione di un frutteto[1] e al lavorazione dell’orto anche nelle altre stagioni, per il sostentamento della fraternità ma anche per comprendere meglio la provvidenza come speciale cura del Padre verso i figli; solo dopo aver sperimentato la fatica del lavoro manuale si riesce ad apprezzare meglio la divina provvidenza. È importante allora che ogni frate o suora abbia l’occasione di svolgere lavori all’esterno; questa possibilità permetterà a Dio di rivelarsi all’uomo, aprendolo allo stupore.

Ricordo che non è sufficiente piantare, si deve anche aiutare a farle crescere, ciò significa che va imparato a potare e a trattare il frutto per evitare che venga guastato dai parassiti (ovviamente faccio riferimento a un trattamento biologico, non chimico), avere poi la pazienza di raccogliere i frutti quando sono giunti a maturazione senza lasciarli marcire sull’albero.

Le dimensioni dell’orto e del frutteto vanno proporzionate al numero dei membri della fraternità che se ne prenderanno cura, per evitare il sovraccarico di lavoro.

Le fraternità fornite di animali faranno in modo di tenere pulito e ordinato l’ambiente, cosicché chi lo vuol visitare provi stupore e non dissenso per la mancanza di cura.

 

STILE LITURGICO

«La liturgia è […] il luogo privilegiato dell’incontro dei cristiani con Dio e con colui che Egli inviò, Gesù Cristo» (Vicesimus quintus annus, 7).

È fondamentale curare lo stile di questo «luogo privilegiato» che faciliti l’incontro con la SS. Trinità.

 

a) Stile nel materiale liturgico

Propongo il decoro dei paramenti sacri (e che in ogni macanàim ci sia almeno una casula, stola, copri ambone con il nostro logo), dei vasi sacri e candele (anche in legno di ulivo considerato il significato che ha per noi l’ulivo), tovaglie belle (tra cui mariane in quanto la nostra Famiglia è di radice mariana). In cappella o in chiesa ci siano le cinque pietre e il quadro del Sacro Cuore.

Messale, lezionari ben curati. Se sono rovinati verranno fatti restaurare o sostituire.

Altare e tabernacoli belli. Nel caso in cui li troviamo trascurati, provvederemo quanto prima a sostituirli.
Propongo di fornirci il più possibile dai monasteri e comunità religiose: ostie, vino, tovaglie, ecc.

Anche facendo circolare l’economia si salva la vita consacrata.

In base alle vostre proposte

Nel tempo potremmo imparare noi stessi a rilegare lezionari e messali rovinati, le suore di Maria in modo specifico possono apprendere l’arte del ricamo presso monasteri o conventi[2] per la realizzazione dei paramenti liturgici[3]. Lo scopo non è necessariamente commerciale, bensì soprattutto utile all’ornamento delle nostre chiese e cappelle.

È stato proposto di lasciare spoglio l’altare della cappella in ogni macanàim, per ricordare alla fraternità riunita in preghiera, che il cuore deve essere spoglio, povero, indiviso, puro, affinché il Signore possa usarlo come altare per il sacrificio. L’altare possibilmente posto al centro dei fratelli e sorelle che pregano, segno che Cristo è il centro della preghiera e della fraternità[4].

Sarebbe bello tenere la rosa di Jericho in ogni macanàim, come segno dell’amore eterno e come ricordo della parabola della nostra Famiglia, che se pur nella prova ha dato l’impressione di essersi “seccata”, bagnata dallo Spirito Santo si è presto rinvigorita.

Per il fatto che i suoi ramoscelli si estendono in atteggiamento di lode, può ricordarci che siamo chiamati al sacrificio di lode, a ringraziare ogni giorno e che, pur essendoci diversi modi di reagire dinanzi alla prova, a noi è stato chiesto di farlo con la lode. Potrebbe essere presente nei momenti di preghiera “adoratelo come adorano i cherubini”, momento particolare in cui mettiamo da parte tutta la nostra miseria e le preoccupazioni per aprirci alla lode.

 

b) Stile nella scelta dei prodotti

Propongo di fare attenzione alla scelta dei prodotti per la pulizia dei luoghi di culto per una migliore manutenzione: usare prodotti specifici per il cotto, il legno, ecc.

Oltre a chiedere consigli ai nostri amici sacerdoti e consacrati, possiamo usufruire dei tutorial, che al giorno d’oggi sono un buon mezzo di apprendimento.

In base alle vostre proposte

Uso limitato dell’acqua anche per non rovinare superficie delicate come il legno.

 

c) Stile liturgico della casa

Ritengo che lo stile liturgico va curato anche in casa.

Propongo i quadri dei santi protettori, la Madre dei poveri, icone e quadri che parlino di Dio ai consacrati e agli ospiti. Le tre croci (verde, rossa e nera) in tutti i macanàim.

Stile semplice e povero nell’arredo[5].

In base alle vostre proposte

Creare e custodire piccoli angoli di preghiera attorno alla casa, dove ci si può fermare a pregare magari davanti a un Crocifisso o ad una statua della Madonna, come anche la statua della Madre dei poveri.

Laddove è possibile, situare negli spazi verdi dei macanàim, tavolini e delle sedute in legno o in pietra per i colloqui, lo studio, la meditazione, gli incontri di formazione durante le stagioni calde.

Siano in evidenza nei macanàim il logo, il disegno dei sacri Cuori, lo Shalom e frasi sull’identità, carisma, missione della nostra Famiglia.

 

d) Stile del canto

Lo stile del canto accuratamente scelto e fedelmente osservato aiuta a esprimere il carisma ed ha in sé una grande forza attrattiva per la vita cristiana e consacrata.

Non credo che sia una cosa da scegliere ma da accogliere, perché lo stile del canto è un dono dello Spirito Santo; infatti in questi anni sono stati composti moltissimi canti col medesimo stile.  

Propongo di privilegiare «canti e melodie cinque pietre». Non si escludono altri stili, ma nella scelta è importante tener conto che anche il canto deve saper dire l’identità e il carisma della nostra Famiglia. Di conseguenza raccomando vivamente l’esecuzione di canti francescani e carmelitani che aiutino ad entrare nell’anima delle due grandi spiritualità; canti in onore della Madonna perché questa Famiglia è sua; canti di lode e ringraziamento (pietra della preghiera), canti eucaristici (pietra dell’Eucaristia), canti biblici (pietra della Bibbia), canti penitenziali (pietra della confessione), canti “offertoriali”, canti cioè in cui si offre la propria vita con Gesù (pietra del digiuno).

Ritengo infine doveroso precisare che il canto liturgico ha un ruolo basilare nella preghiera corale, infatti il salmista invita a cantare inni con arte (sal 46,8) quindi chi non sa cantare con la bocca è meglio che canti con il cuore; chi invece sa cantare si preoccupi di raffinare la propria capacità di cantare, suonare e di far diventare preghiera il proprio canto, senza perdere lo spirito del servizio.

Chi canta bene serve la fraternità e l’intero macanàim, facendo vivere bene la preghiera liturgica.

Propongo di individuare nelle fraternità i membri impegnati nel ministero della musica e del canto. Durante le celebrazioni e momenti di preghiera i fratelli e le sorelle incaricati si mettano vicini per accorpare bene le voci, gli altri possono mettersi un po’ più distanti o in un luogo a parte.  

In base alle vostre proposte

Chiarire che non tutti siamo chiamati al ministero della musica e del canto; a chi invece viene riconosciuto il carisma della musica e del canto si assumano l’impegno di animare non solo il coro ma anche la fraternità.

Tenendo conto che anche il canto deve saper dire l’identità e il carisma della nostra Famiglia, è stato proposto che ad occuparsi della scelta dei canti siano fratelli e sorelle già avanti nel cammino, che abbiano già accolto in sé il nostro stile. I fratelli e le sorelle incaricati scelgano non semplicemente in base al proprio gusto, ma tenendo conto delle letture del giorno, del tempo liturgico, se c’è la memoria di un santo francescano o carmelitano; si faccia attenzione alla scelta di canti che elevino la qualità della preghiera.

I cantori e della fraternità si riuniranno settimanalmente per conoscere i canti stabiliti per l’animazione liturgica domenicale, per imparare meglio alcuni canti, e quando è previsto, per imparare un nuovo canto. Dunque non necessariamente vanno ripetuti sempre tutti i canti della celebrazione. I cantori che fanno il controcanto possono anche incontrarsi in un secondo momento per studiare le melodie da sovrapporre.

Nella celebrazione domenicale si può provare a cantare sempre il Salmo, almeno il ritornello.

Consiglio di evitare l’uso di alcuni strumenti (es. bongo, palo della pioggia, campane tubolari) in avvento e quaresima per poi reintrodurli nella celebrazione natalizia e pasquale.

 

Buon cammino verso uno stile comune.

Vi benedico tutti

Uniti nel caritas sine modo

fra Alessandro di Madonna Povertà, frate di Maria, vostro servo

 

[1] In realtà lo avevo già inteso dicendo “piantagione di alberi”, tuttavia mi è sembrato opportuno esporlo in modo più preciso considerato il fatto che in diversi me lo hanno proposto.

[2] Personalmente credo che questa potrebbe essere una buona occasione per stringere nuove amicizie tra consacrati. Mi piace l’idea di imparare i lavori manuali dai consacrati perché insieme all’arte viene trasmessa la spiritualità.

[3] Esperienza positiva già fatta a Vitorchiano.  

[4] Ragione per cui al macanàim della Provvidenza preghiamo attorno all’altare spoglio della cappella

[5] È stato proposto di aggiungere anche “ordinato”.