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LE BEATITUDINI

Vite scomode

La logica del mondo rifiuta una vita intessuta di luce e così la carta d’identità del cristiano ci presenta una felicità che passa inevitabilmente anche attraverso la persecuzione.

«Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,10)

In questa beatitudine Gesù ci dice che il cammino del giusto dà fastidio perché la sua è una vita che va controcorrente. Gesù stesso è passato per questa persecuzione.

A questo punto verrebbe da fermarci ed accontentarci di guardare la partita dalla tribuna. In tal modo si inizia a vivere una fede del privato, stando ben attenti a non far trapelare niente all’esterno. In fondo pensiamo che una vita comoda sia sempre la cosa migliore.

E invece no! Il giusto cammina nelle vie di Dio, segue Gesù e vi aderisce con tutta la sua vita. Far rimanere la fede nella sfera del privato sarebbe un po’ come credere a metà, o meglio come non credere. Infatti il credere è un fatto che coinvolge tutta la vita.

La vita del giusto porta nel mondo la Luce nuova e davanti a una tale Luce nessuno può rimanere indifferente. La luce suscita sempre una reazione. Così c’è chi la accoglie, ma ci sono anche alcuni che la respingono e si schierano contro coloro che di questa luce splendono.

La cultura dominante ci mostra che davanti a una qualsiasi difficoltà è bene trovare la soluzione per cavarsela sempre. Allora diventa meglio starcene nascosti tra la folla per salvare la propria faccia. Ma chi ha incontrato veramente Gesù non può mettere a tacere una tale ricchezza. Non possiamo fermarci a pensare solo a noi stessi. «Se non vogliamo sprofondare in una oscura mediocrità, non pretendiamo una vita comoda, perché “chi vuol salvare la propria vita, la perderà” (Mt 16,25)» (Francesco, Gaudete et exsultate n. 90). Facciamo il bene, lottiamo per la giustizia. Accontentarsi è da mediocri.

immaginiperiodico20190615dCerto non mancherà la persecuzione. Ovvero, non sarà un cammino tutto liscio. Gesù stesso ce lo ha detto: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20).

Come dice papa Francesco, si tratta però «delle persecuzioni inevitabili, non di quelle che ci potremmo procurare noi stessi con un modo sbagliato di trattare gli altri». Il santo non è colui che fa di tutto per rendersi insopportabile. Non è colui che con il suo atteggiamento di superiorità si rende antipatico. Il santo è colui che cerca la simpatia di tutti per mostrargli il volto di Dio. Ma allo stesso tempo non cede alle lusinghe di questo mondo e non rinnega il motivo della sua gioia: l’incontro con Gesù.

È per questo che in molte parti del mondo ancora oggi tanti cristiani vengono perseguitati fino al martirio. La persecuzione non è però qualcosa di così lontano da noi. Anche nei nostri ambienti di tutti i giorni, in famiglia, a scuola, a lavoro, con gli amici, accade di andare incontro a derisioni e incomprensioni. Ciò è perché le nostre vite hanno un “tocco” di cielo.

Non arrendiamoci mai davanti alle persecuzioni e saremo davvero beati. Felici perché Gesù è con noi, lieti come i primi cristiani perché «giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù» (At 5,41).

Allora potremo far nostre le parole scritte dal nostro fondatore padre Giovanni nell’Inno alla vita: «Come ogni pietra fa cantare l’acqua nel ruscello che scende a valle, così in ogni difficoltà della mia vita canterò a Te il mio amore».

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