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Amare ciò che si fa Verso uno stile comune

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I POVERI SONO I FAVORITI DI DIO

La rabbia di chi non ama quel che fa

Shalom carissimi operatori di shalom e pietre vive! Siamo pronti a percorrere un nuovo pezzo di strada insieme.
Quest’anno affronteremo il tema delle varie forme di povertà che oggi affliggono i nostri cuori, i nostri corpi e le nostre menti. Affronteremo questo tema non con il cuore di chi vuole giudicare o puntare il dito, ma con il cuore di madre che dinanzi alle povertà sa esclamare: “I POVERI SONO I FAVORITI DI DIO”. Questo sarà anche il titolo che accompagnerà di volta in volta questi semplici articoli.

Dopo aver chiarito lo scopo di questi articoli mettiamoci in cammino, implorando un dono abbondante di Spirito Santo perché ci aiuti a scendere dentro di noi per scoprire le eventuali ombre che ancora ci abitano e, dopo aver analizzato noi stessi, chiedere ancora il dono dello Spirito. Sapremo così vedere attorno a noi i tanti poveri che implorano in maniera silenziosa aiuto e sapremo tendere quella mano materna che accoglie e risolleva dalle cadute con la consapevolezza grande che colui che guarisce non siamo noi ma Gesù, medico divino delle nostre anime.

immaginiperiodico20181015bQuesto mese affronteremo il tema della mancanza della gioia e quindi della tristezza e il tema della rabbia di chi non ama quel che fa.
Quanti uomini e quante donne continuano a vivere le proprie giornate non avendo quella gioia profonda del cuore che ti fa apprezzare il grande dono della vita.

E’ importante non confondere la gioia con euforia. La nostra vita non può essere una risata continua, la gioia non è essere persone spiritose o divertenti, queste sono solo sensazioni momentanee, la gioia è dono del Padre che ci fa esclamare: Dio mi ama e questo mi basta!
Eppure oggi è triste notare tante persone che vivono la grande schiavitù del non amare ciò che fanno, rabbia con se stessi e con gli altri, frustrazione e senso di inutilità, perdita di entusiasmo e creatività nel proprio lavoro, invidia e gelosia, disprezzo del proprio ruolo e idealizzazione di quello altrui, isolamento e rottura della relazione… possiamo parlare di una “tristezza arrabbiata”, di una “tristezza agitata”, uomini e donne schiave della propria rabbia.

Per il credente la gioia è legata al compimento della volontà di Dio, o di quel progetto che Dio ha sulla vita dell’uomo. Ma la gioia è e dev’essere anche nel cammino, nella ricerca, nel modo in cui l’uomo risponde al sogno di Dio sulla sua vita, anche se non sarà ancora una gioia piena.
immaginiperiodico20181015cNon vi può essere gioia laddove uno si sente costretto o fa le cose per paura o semplicemente si adegua perché… non avrebbe alternative. Chi fa il bene per forza, alla fine lo fa male (se addirittura non finisce per fare il male).
Occorre chiedere allo Spirito Santo il dono di capire che la gioia è parte dell’atteggiamento virtuoso, è necessaria per la santità. Dinanzi alla chiusura arrabbiata è impossibile sperimentare la gioia, che è per sua natura, relazionale, aperta all’altro. Fare le cose per amore implica regolarmente l’apertura all’altro.

Chiediamo allo Spirito Santo la capacità di amare, un amore che deve avere tre volti:
1. Amore per il Signore
2. Amore per gli altri
3. Amore a ciò che si fa.
Fare le cose per amore è la scelta che ci permette di fare un’infinità di cose amandole in forza di quell’unico grande amore che sta al centro del nostro essere. La gioia è tanto più grande quanto più al centro della vita c’è un unico grande amore: quello di Dio.

Se vuoi essere felice per un anno, vinci alla lotteria. Se vuoi essere felice per sempre, ama quello che fai.

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